Da quando ho 8 anni raccolgo i miei sogni in blocchetti di appunti che tengo accanto al letto. Il primo sogno è datato 6 Giugno 1982. “All'orizzonte una tempesta in arrivo, Arlecchino mi passa davanti a cavallo di un purosangue”. Nei periodi meno produttivi mi costringo a dormire per pochi minuti, con rumori di fondo di traffico o aspirapolveri, e sveglie solerti che mi ridestino permettendomi di appuntare sul blocchetto in corso un nuovo sogno appena fatto. Dipingere i propri sogni è un'esperienza mistica, è come dipingere il proprio cervello nei suoi momenti di ozio.
Per millenni gli elementi naturali sono stati totem sacri, in seguito l'agricoltura ha capovolto la gerarchia, mettendo l'uomo sopra le altre creature. Il piccione, “immondo errore estetico” della città contemporanea, ne è il simbolo rovesciato: un glitch del sistema, un artista idiota che vive negli interstizi urbani. La serie propone una zoolatria alla rovescia: la mutazione verso l'animale disumano come ritorno alla natura, in contrasto con la deriva transumanista contemporanea.
I fiori della natura disumana, l'istante prima della perdita totale di controllo, l'inizio di un'era nuova. Un sogno etereo sulla soglia tra l'uomo onnipotente e la natura mai sconfitta. I fiori sono sessi inconsapevoli, in attesa di un amante volante o di un colpo di vento inebriante. “Presi il mio cuore e lo posi nella mia mano, lo guardai come chi guarda grani di sabbia o una foglia.”
Corriere della Sera del 13 aprile 1945, l'Italia ormai sconfitta, ma il giornale titola ancora “Ferrea volontà di combattere fino alla vittoria”, nella foto Mussolini e Hitler sono intenti a valutare le loro strategie su una mappa. I media hanno sempre distorto la realtà a favore del potere. Dalla prima guerra mondiale al covid, le pagine dei giornali d'epoca non valgono nulla, solo menzogne ripetute all'infinito.
La transizione dal carattere umano verso il super-, il sub-, il trans- e il dis-umano. Da una parte la tecnologia che promette salvezza, dall'altra guerra, ignoranza e devastazione, le contraddizioni di un'epoca post-umana e dis-inumana allo stesso tempo. Una poetica anti-metafisica, che rifiuta i sistemi chiusi e le risoluzioni definitive, in dialogo con Nietzsche, Schifano e Carmelo Bene.
Cinema, supereroi, Giappone: la cultura pop come lingua franca dell'immaginario. Goldrake e Gundam accanto a Superman, i manga accanto ai fotogrammi di pellicola, Mario Schifano accanto a Super Mario Bros. La serie mescola i totem dell'infanzia televisiva con la pittura: ogni eroe è insieme merce, mito e ricordo.
Dalla condizione di esseri viventi a quella di apparire come tali: la serie segue la trasformazione del rapporto tra corpo e desiderio nell'epoca della rappresentazione digitale. La pornografia come surrogato dell'intimità, mediata da monitor, visori, bambole, robot. Hello Kitty, nata nel 1974 e diventata un impero del merchandising, è il ponte tra il giocattolo dell'infanzia e il feticcio adulto.
La quarantena, come stato di isolamento ed esclusione cautelare, è lo stato mentale di base delle società occidentali, l'esperienza della vita diventa virtuale, dislocata, rivolta principalmente al senso della vista. Figure acefale, con sfere al posto della testa, incarnano desideri irrealizzabili e paure dell'isolamento.
La vita come gioco open world e open outcome, da non prendere troppo sul serio: se le costruzioni sociali e culturali nascono come gioco, vivere e giocare sono la stessa cosa. L'uomo è “un giocattolo fabbricato dagli dèi” ma il turbocapitalismo corrompe questa natura ludica trasformandola in gioco scientifico e gioco d'azzardo. Il gioco come finestra spazio-temporale capace di fermare il tempo.
Il ritorno dei giganti sulla via per il Ragnarök. Figure gigantesche di bambini e donne, Nefilim ribellatisi all'ordine costituito e nascosti per millenni sotto l'Etna, tornano alla luce come creatori di isole e montagne. L'infanzia come dimensione perduta ma portatrice di una saggezza antica, noi adulti siamo i nani sulle spalle di questi bambini giganti, e arrampicati su di loro abbiamo la possibilità di guardare oltre.